VIRTUALISMI AMOROSI

Di Sara Buonincontri

 

 

 

 

Dutch Nazari canta:

“La mia è l’ultima generazione che ha sperimentato la distanza, quando tre mesi di vacanza eran tre mesi di mancanza, mentre adesso bene o male sei connesso.”

Una riflessione che può apparire banale,

quasi scontata, ma che evidenzia quanto il virtuale abbia assorbito il reale,

cambiando la nostra quotidianità,

intaccando inevitabilmente la percezione che abbiamo dei rapporti umani e di tutto ciò che ci circonda.

Nell’era digitale è ormai un binomio imprescindibile quello che lega l’amore in ogni sua forma alla notifica:

un trillo rassicurante che riesce ad annullare le distanze, che regala l’illusione di non dover mai fare i conti con l’assenza e la mancanza,

né tantomeno con la solitudine.

Sarebbe da ipocriti negare che la nostra generazione abbia gioito nel vedere lo schermo del cellulare illuminarsi e nel leggere un nome, uno tra tutti, senza neanche aver letto il contenuto del messaggio che quasi passa in secondo piano.
La notifica è un’entità astratta che nell’immaterialità si concretizza,

gonfia di promesse e densa di aspettative, racchiude in sé tutto ciò che desideriamo: l’interesse, le attenzioni, l’affetto di chi amiamo in una forma duttile che possa raggiungerci ovunque e in qualsiasi momento.
C’è però da chiedersi che cosa significhi davvero, e per farlo è necessario liberarsi per un attimo della sensazione gratificante che essa è in grado di suscitare, per analizzarla ed analizzarci più attentamente.
Un “mi piace”, un messaggio o una qualsiasi interazione virtuale richiede uno sforzo minimo da parte del mittente, che nella maggior parte dei casi si abbandona a questo tipo di comunicazione in maniera quasi meccanica.
Attribuire alla notifica grande importanza significa smaterializzare l’amore e credere che essa possa costituire una dimostrazione sincera del sentimento o addirittura un suo surrogato:

 

 

spesso si interagisce passivamente anche con estranei e questo dimostra quanto i tocchi sullo schermo siano diventati gesti tanto spontanei quanto privi di intenzione.
Anche le coppie consolidate e le amicizie più autentiche sono vittime della febbre della notifica: è impossibile pensare di non tenersi in contatto costantemente, ed è in questo caso la mancanza di aggiornamenti in tempo reale a far sprofondare chiunque nell’angoscia.
Codificando il linguaggio imposto dalla tecnologia, in proporzione, la notifica sta all’amore, come la sua assenza sta al distacco, o peggio, all’indifferenza.
Ma davvero crediamo che l’amore possa essere filtrato attraverso un linguaggio che non gli appartiene?
È bello emozionarsi anche solo grazie a qualche parola, a poche righe, e per di più scriversi quando si è lontani è un’esigenza che non è nata con la tecnologia, ma con la scrittura stessa.
Tuttavia c’è un anello imprescindibile della catena, ormai andato perduto: l’attesa.
Basti pensare ai nostri antenati, che aspettavano per settimane o mesi, una lettera, mentre oggi l’idea di non sentirsi per un paio di giorni è insopportabile.

Alessandro Baricco scrive: “Lo sai come si fa a riconoscere se qualcuno ti ama? Ti ama veramente, dico? Credo che sia una cosa che ha a vedere con l’aspettare. Se è in grado di aspettarti, ti ama.”

Ciò che crediamo possa unirci, apre invece un vuoto incolmabile fatto di incomunicabilità e incomprensione, e se in alcuni casi la notifica può alimentare illusioni che non vengono concretizzate nella realtà, in altri può soffocare e deteriorare ciò che è già esistente.
In un mondo che si muove troppo velocemente, in cui tutto è alla portata di mano, o meglio di un “clic”,

 

l’amore si può ritrovare solo nella pazienza di chi sa attendere, di chi non affida il proprio sentimento al vortice virtuale e da esso non si lascia travolgere, ma sa sempre e solo sfruttarlo moderatamente e quale utile risorsa.
Un’illustratrice italiana ha descritto la sua idea di amore, con due vignette e uno slogan: “More space, more love”.
Nella prima vignetta ha ritratto un letto singolo in cui i due amanti sono decisamente scomodi, e finiscono per darsi le spalle e litigare per la coperta durante la notte.
In una seconda vignetta invece il letto è matrimoniale, e nonostante essi abbiano la possibilità di dormire comodamente lontani l’uno dall’altra occupando tutto lo spazio a disposizione, finiscono per riunirsi in un abbraccio.
Il messaggio è proprio questo: più spazio, più amore.
Anche se fanno paura, i vuoti , sono importanti, proprio come gli spazi, le attese, i silenzi.
La notifica non è che la paura della solitudine stessa, una debole ombra che ci segue ovunque, inconsistente ma confortante.
L’amore invece, è un‘altra cosa.

By | 2019-08-12T09:14:20+00:00 agosto 12th, 2019|Accade in città|0 Comments

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