CONSIDERAZIONI E FRAMMENTI SUL 4 MARZO

Immaginario e politica del corpo elettorale.

Una strabordante testualità critico politica, a cui si accodano queste righe; una apoteosi di teorie ed analisi in cui tutto si rimescola in un nuovo discorso che ha come scopo non la trattazione dei fatti o degli eventi, nel loro specifico dipanarsi, ma l’assoggettamento di quest’ultimi a beneficio dell’assenso sulla propria tesi precostituita.

E facile, se non scontato, è smarrirsi in una trattazione atomistica o universale, a secondo della propria sensibilità e della propria visione, tra gli infiniti sentieri dell’interpretazione del reale. Rischio o trappola in cui tutti possiamo inciampare, a cominciare dallo scrivente. Soprattutto quando si scrive o si pontifica a caldo, nel tentativo di trovare un senso, se un senso, univoco e definitivo, possa esistere alle narrazione multiformi che il lucido vero ci sottopone.

Dalle urne, che per la sinistra hanno assunto, e non da questi giorni, un significato cinerario, emerge e si afferma un panorama politico all’apparenza chiaro e definito nel suo dispiegarsi geografico e contenutistico quasi ridisegnando un Italia preunitaria. Il trionfo dei cinque stelle, soprattutto nel “regno borbonico” dove continua ad imperversare una interpretazione marcia e nefasta del potere, la deriva della sinistra o presunta tale, e dei suoi valori, il rifugio rassicurante e cieco nella tana dell’interesse personale più bieco e spicciolo delle destre. Sintesi barbara ed ideologicamente orientata del dato elettorale, esposta e ripresa con maggiori dettagli da più parti.

Al dibattito pubblico, dunque non mancano le analisi dei flussi elettorali, dei loro movimenti e fluttuazioni, che mettono in evidenza fattori e cause dei mutamenti politici. Appare però, a mio giudizio, una forzatura tenere dentro le fila di un unico discorso elementi assai diversi tra di loro: i meccanismi elettorali, la società cibernetica, la crisi delle istituzioni associative come i partiti.

Tutti e tre questi elementi meriterebbero una lettura che affiancasse ai classici strumenti interpretativi fondati sulle categorie etico politiche l’applicazione di schemi e filtri che tengano conto di item alla base dell’individualismo della società digitale.

La sinistra ha certamente perso per una serie di scelte sbagliate sul piano dell’offerta politica, e continuerà a perdere se tiene lontano dal suo vocabolario e dal suo panorama cognitivo le categorie della paura, del desiderio, delle utopie, che formano e definiscono l’immaginario contemporaneo. Ha lasciato che questi temi fossero declinati in modo semplicistico e strumentale dai suoi competitor, capaci di penetrare nella carne viva dell’elettorato, consapevoli che il fine ultimo del populismo è sempre l’omicidio simbolico della classe politica

Incapace dunque di quel preciso rigore analitico presente tra gli scritti corsari di Pasolini e oltremodo colpevole per non aver saputo reinterpretare ed attualizzare l’intramontabile lezione di Gramsci sul rapporto tra élite e popolo-nazione.

Da queste pietre miliari occorre ripartire ora, in un mondo completamente diverso ma abitato dallo stesso uomo di sempre.

By | 2018-03-07T10:22:10+00:00 marzo 7th, 2018|Accade in città|0 Comments

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