DOMENICO ED ELIA DI PINTO

Elia Di Pinto

Storia di un padre ed un figlio, artisti dimenticati

 

Per iniziare questo viaggio virtuale, vorrei partire dal racconto da ciò che più mi appartiene, se non altro per nascita. La scelta è legata a quell’amore che mio padre –  uomo dall’aspetto severo e fermo, ma con un animo celato di grande sensibilità, umanità e disponibilità – ha sempre avuto verso la sua famiglia e la sua città.

 

Nel lontano 1995, il Preside Franco Trifuggi, raffinato letterato, scrisse: “Non all’uggia di un ritornello, ma al dovere di un richiamo alla memoria storica sacrifica chi, come me, suole ripetere, ad ogni utile occasione, che Marigliano deve ancora assolvere il suo debito di riconoscenza e di ammirazione verso due suoi figli, artisti grandi quanto sfortunati, Enrico Fiore e Domenico Di Pinto”: pittore l’uno, scultore l’altro…”.

 

Con riferimento allo scultore, il Preside Trifuggi aggiunse: “Donde l’orma più indelebile che di lui rimane è la statua di San Sebastiano eretta sul Ponte nel 1913 (NDR Opera rappresentativa di Marigliamo, al punto tale d’essere raffigurata sulle sue cartoline storiche). Una leggenda quella di Don Domenico destinata a naufragare anch’essa irrimediabilmente nell’oblio e non più suscettibile di dischiudersi alla luce di una restaurata verità senza l’amorosa custodia di quella memoria e la diligente ricerca di dati, opere e documenti esercitate oggi assiduamente dai suoi eredi profondamente sensibili, prima fra tutti il pittore prof. Giuseppe Monda, fondatore dell’associazione culturale che dal maestro prende il nome…”.

 

Proverò a saldare, in parte, quel debito di riconoscenza dei confronti di Domenico Di Pinto e del figlio Elia (pittore), parlando di lui, della sua famiglia, delle sue opere, con l’aiuto proprio del professore Giuseppe Monda. Racconterò del figlio Elia, delle sue opere. Inizierò con note biografiche e familiari. Solo in un secondo momento mi soffermerò sulle opere di Domenico e di Elia Di Pinto.

 

Il Prof. Giuseppe Monda aveva avuto modo di vedere e di leggere vecchie lettere (ormai andate perse) conservate dallo zio Giovanni Monda (nipote Di Pinto). Aveva letto, in particolare, una lettera di Elia al padre Domenico, in cui gli raccontava di star bene in America, di avere il giusto riconoscimento al suo lavoro artistico; il pittore esprimeva, tuttavia, dolenza per non aver ricevuto per sé, ma sopratutto per il padre la giusta considerazione dei mariglianesi; manifestava il desiderio di voler il genitore presso di lui, rassicurandolo su sorti artistiche migliori anche per lui. Poi, Giuseppe Monda aveva letto un’altra lettera (si allega una foto delle busta che la conteneva) di tale Vita Di Pinto, consorte di Elia, che alla morte di quest’ultimo,  da Chicago, aveva fatto sapere di voler giungere in Italia, con il preciso scopo di prendere e portare via tutte le opere del marito. Circostanza quest’ultima che non si è mai verificata. La tentazione di ricostruire una storia familiare e il desiderio artistico di far tributo agli illustri antenati aveva spinto, quindi, Giuseppe Monda ad avviare le prime ricerche sullo scultore e sul pittore. Si era recato in Molise, si era mosso in Campania. Aveva trova documenti nelle Chiese e nei Comuni di Salcito in Provincia di Campobasso e di  Marigliano in Provincia di Napoli. Si  era recato a Santa Maria Capua Vetere in Provincia di Caserta. Aveva controllato documenti documenti alla Fondiaria. Attraverso un lavoro certosino ha, dunque, recuperato non solo dati anagrafici e familiari di Domenico e di Elia Di Pinto. Ha, infatti, anche un atto di proprietà dell’abitazione che Don Domenico aveva acquistato con la prima moglie, un testamento di Maria Giovanna Di Pinto, fotografie, ecc. Ha recuperato bozzetti su carta di Domenico Di Pinto (si allegano foto, che dimostrano come fossero contenuti i costi attraverso l’abitudine di disegnare su entrambe le facciate del foglio). Ha fatto il punto sulle opere di Domenico e di Elia, conservate nelle chiese cittadine. Ha visto e fotografato sculture e dipinti dei due artisti, ormai appartenenti a collezioni private di famiglie locali. “Un affresco attribuito a Domenico Di Pinto è stato rinvenuto – ha spiegato Giuseppe Monda – anche nell’immobile del centro storico, non distante dalla casa dello scultore, che oggi ospita un Bed e Breakfast”. Il riferimento è alla “Corte Catalana”, di Via Giannone, di proprietà dell’avvocato civilista Giuseppe Sepe. L’affresco   decora un soffitto di una camera da letto. A quanto pare quando la struttura, è stata ristrutturata, è stato fatto in modo di non danneggiare la parte sottostante di solaio su cui campeggia l’affresco, fatto ristrutturare da due esperte venute da Roma.

 

Altre informazioni su Di Pinto, come uomo e come artista, Giuseppe Monda le ha raccolte da signor Giulio Pomeretti, superstite allievo dello scultore. “Domenico Di Pinto non era uno stupido. Era un uomo di cultura – spiega Giuseppe Monda – che amava anche la musica, sopratutto amava il pianoforte”. Un bozzetto di Domenico Di Pinto che riproduce un ritratto di Tommaso Campanella è indice – secondo il citato discendente – di un amore per la filosofia.

 

Attraverso le ricerche e le testimonianze informazioni emergono anche sull’opera di Domenuco Di Pinto più nota ai mariglianesi: la statua del Santo Patrono, San Sebastiano Martire, inaugurata nel 1913 a cui anni fa faceva riferimento il Preside Trifuoggi. “E’ stata realizzata – spiega Giuseppe Monda – nei bassi di Via Nicotera di proprietà dei Del Duca. E’ in cemento armato, anche se ha un aspetto bronzeo. Verosimilmente fu creato – spiega Monda – un calco in terracotta e poi realizzata. Era così alta da aver dato problemi nel momento in cui la si doveva spostare da quei bassi. Non fu utilizzata una modella. All’epoca modelle si trovavano solo all’Accademia delle Belle Arti. In genere erano gli uomini a posare nudi. La signora che viene indicata come modella – precisa ancora il professore – non avrebbe mai potuto esserlo, né tanto meno intrattenere relazioni sentimentali con l’artista, essendo anagraficamente poco più che bambina alla morte di Di Pinto, figurarsi al momento della realizzazione della statua. San Sebastiano ha fattezze femminili in ossequio alla tradizione iconografica classica e sopratutto rinascimentale”.

 

Tratte tutte da documenti, le informazioni anagrafiche di Domenico Di Pinto e dei congiunti, che riportiamo, che conducono dall’anno della sua nascita ai nostri giorni.

 

Domenico Di Pinto nasce a Salcito in Provincia di Campobasso il 2 Ottobre 1844, da fu Sabatino e Saveria Rulli. Si trasferisce da ragazzo a Napoli, non per contrasti con la famiglia d’origine – come precisa il Prof. Giuseppe Monda – bensì per ragioni di studio. E viene preso sotto l’ala protettrice di una nobildonna napoletana, che sarà la sua mecenate artistica, con cui – secondo lo stesso Giuseppe Monda – è da escludere qualunque forma di relazione sentimentale, potendo essere la donna più verosimilmente una lontana parente.

Giunto in città – dove avrà modo di lavorare anche su commissione di diversi privati tra cui anche Marcello e Giulio Mastrilli, ultimi Duchi di Marigliano, sotto l’ala protettrice del suo sommo maestro Giacinto Gigante – sposò l’8 aprile 2017, nell’insegne Collegiata Santa Maria delle Grazie, Elisabetta Marinelli, di tre anni più giovane di lui. Dal matrimonio nacquero cinque figli: nell’ordine Ercole, Maria Giovanna (Detta Almeriga), Elia, Teresa Margherita, Giuliana Maria. Morirono tutti in tenera età ad eccezione di Maria Giovanna ed Elia. Rimase vedovo della Marinelli il 2 agosto 1884. Otto mesi dopo, a quarant’uno   e con due figli di dieci e di sette anni, si risposa il 28 giugno 1885 con l’insegnante elementare Giuseppina Caccavale, nata a Santa Maria Capua Vetere, undici anni dopo l’artista. Dal secondo matrimonio nascono nell’ordine Raimondo, Claudio e Gemma. Muoiono in tenera età di due maschi, resta la figlia. Resta vedovo per la seconda volta all’età di sessantuno anni, dopo venti di matrimonio con la Caccavale.

La figlia Maria Giovanna sposa Sebastiano Sasso fu Giuseppe, al terzo matrimonio. Cresce i figli del marito. Non ha propria prole. Muore il 15 gennaio 1926, prima del padre. Prima del decesso fa, tuttavia, testamento a favore del marito. A morte di Di Pinto, la sua casa di Via Boschetto passa, dunque, ai Sasso (anche se, stando alle ricerche del prof. Giuseppe Monda, la stessa risulterebbe tuttora intestata a Domenico Di Pinto alla Fondiaria di Santa Maria Capua Vetere.

Elia, ormai adulto, con la prima guerra mondiale alle porte, decide di emigrare in America. Raggiunge Chicago. Sposa, a quanto è noto, un’italiana emigrata come lui. E li nuore. Non esistono tracce di figli nati dal matrimonio.

Gemma (di cui si allega foto) sposa il 24 luglio 1910, nell’insigne Collegiata, il ragioniere Sebastiano Monda (di cui si allega foto), fu Giovanni. Dal matrimonio nacquero tre figli (di cui si allega foto da adulti), nell’ordine Giovanni, Domenico e Elia (i cui nomi furono imposti in onore al suocero, al padre e al fratello di Gemma). Gemma muore, prima di suo padre, il 23 settembre 1918. Il marito Sebastiano, resta vedovo e con tre figli, l’ultimo dei quali Elia di soli undici mesi. Contrae, quindi, un secondo matrimonio con la signora Rosa Tranchese, da cui nascono altri figli che hanno invero manifestato sempre riguardo per la figura di Di Pinto, ma non ne sono discendenti.

I tre figli di Gemma si sposano. Giovanni di ritorno dalla Campagna d’Africa con Anna Moschettino, senza avere figli. Domenico sposa in prime nozze Giuseppina Russo, da cui nasce il primogenito, il professore Giuseppe Monda. Vedovo, con un figlio appena nato, poco dopo, si risposa; dal matrimonio nascono i gemelli Sebastiano e Gemma. Elia sposa Luigia Basile (nipote dei uno dei primi sindaci della città, il maestro Luigi Basile): dal matrimonio nascono nell’ordine Sebastiano (mio padre), Giovanni e Domenico. I nipoti di Gemma Di Pinto (cinque) e suoi pronipoti  (quattordici) sono tutti viventi, ad eccezione fatta proprio per mio padre deceduto nel 2012.

 

Fatta chiarezza sul privato dell’artista, come anzidetto, in un secondo appuntamento, mi soffermerò sulle opere a lui attribuite.

By | 2018-02-05T19:09:46+00:00 gennaio 31st, 2018|Storie|0 Comments

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