Il Segno di Walter

A pochi giorni di distanza dal “City Hunters graffiti jam” in memoria di Walter Molli, è doveroso chiedersi come raccogliere quella eredità artistica ed umana per farla rifiorire ancora.

Indelebile vive certamente nel ricordo dei suoi più cari affetti, nella straordinaria testimonianza della sua crew e di coloro che lo emulano o lo ammirano anche nel godimento estetico dell’opera. Il talento, le virtù personali nutrono la memoria che conserviamo del giovane artista, ma l’opera dell’artista è portatrice di un patrimonio di stili, di linguaggi e di tecniche che possono diventare patrimonio collettivo.

Nel giro di una manciata di anni abbiamo assistito ad una profonda risemantizzazione pubblica del writing: l’esplosione dei colori, le prospettive ardite, il mutamento percettivo nella fruizione di spazi ed oggetti ha prodotto quell’effetto di straniamento tipico delle forme artistiche, da attività illegale e costosa per le pubbliche amministrazioni a strumento della riqualificazione e del riscatto urbano. Notevoli e diffusi sono gli esempi anche non lontani dal nostro territorio, dal parco dei murales a Ponticelli alle esperienze di riformulazione estetica delle stazioni ferroviarie.

Lodevole assai, pertanto riteniamo la vicinanza dell’attuale amministrazione a questa iniziativa, ma speriamo di cogliere in essa un momento di elaborazione e riformulazione della proposta culturale proprio a partire dalla necessità di offrire occasioni, spazi ed opportunità capaci di raccogliere quei saperi (tecniche, linguaggi, modalità operative) per farne contenuti trasmissibili attraverso azioni di formazione e diffusione delle competenze e delle conoscenze così straordinariamente presenti nell’opera di Walter. Un timido, iniziale tentativo fu fatto già nel 2006, con la delibera n. 85, veniva istituita un anagrafe dei writers, un strumento ancora acerbo ma che poneva le basi alla istituzionalizzazione del rapporto tra pubblica la amministrazione e gli artisti, ancora non considerati tali.

Le forme dell’espressività artistica insieme alla fascinazione estetica includono da sempre un portato di interrogativi sulla natura dell’uomo e del suo rapporto con la realtà, lo educano al confronto con l’altro da sè, lo introducono al rapporto con il sensibile e la realtà, lo fanno ogni volta uomo nuovo.

Dunque perchè non ripensare ancora una volta all’offerta di spazi pubblici capaci di essere incubatori di iniziative e di confronto, luoghi dell’espressività e della formazione. Perchè non cogliere ciò che di buono (molto) hanno prodotto i giovani del “Collettivo Utopia” allargando ad una maggiore inclusività le proposte avanzate ed integrandole con modelli di produzione culturale come quelli promossi dall’associazione “Showdesk” promotrice dell’evento, in un luogo simbolo della città, in cui Walter ha lasciato una sua opera.

Certo, siamo consapevoli che non si amministra semplicemente con la fantasia, soprattutto in zone come la nostra, dove forte è la domanda anche di primari bisogni, ma la rincorsa dell’utile e del necessario inevitabilmente conduce ad un imbarbarimento dell’individuo. Quanto mai ne sono testimoni i tempi che attraversiamo.

Che sia dunque il ricordo di Walter uno stimolo per ognuno a fare scelte faticose e impavide, ma capaci di generare visioni e prospettive di elevazione e di bellezza come il suo segno.

By | 2019-10-15T09:33:03+00:00 ottobre 15th, 2019|Cultura e Eventi|0 Comments

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