La ferita di “Madre terra Fratello Fuoco”

Nel 2013 per una serie di vicende personali prima, e universitarie dopo, mi sono trovata catapultata nella questione della Terra dei Fuochi. Mentre mi documentavo e studiavo, mi sono imbattuta nell’operato di Don Maurizio Patriciello, un prete della Diocesi di Caivano, un paese in provincia di Napoli, altamente inquinato. Don Maurizio è un uomo dall’aspetto rassicurante, dalla voce lieve e che accortosi dello scempio ambientale delle sue terre, ha deciso di scendere in strada ed iniziare una vera e propria battaglia. Don Maurizio diventa il simbolo della lotta alle ecomafie nella Terra dei Fuochi, l’area campana avvelenata a causa degli sversamenti illeciti dei rifiuti perpetratisi per decenni e dei roghi tossici.
Don Maurizio scrive nei giornali locali, poi in quelli nazionali per far arrivare la voce delle famiglie, che hanno perso figli, madri, padri e fratelli, alle alte sfere della politica e della comunicazione italiana, fin quando arriva anche in TV. I racconti di Don Maurizio dal suo Parco Verde di Caivano sono semplici ma dal grande impatto emotivo: riesce a raccontare la dinamica dello sversamento e dei roghi tossici nei territori di Casalnuovo, Acerra, Marigliano, Giugliano, di Frattaminore, di Orte e delle loro conseguenze. E’ il primo che trova il coraggio di presentare il volto dell’avvelenamento: la malattia. Che non chiama malattia, come viene di solito stigmatizzata in televisione o sui giornali, ma la chiama per nome: il cancro. E non solo, gli affibbia anche il nome specifico: glioblastoma multiforme, epatocarcinoma, leucemia, neoplasie tiroidee, glioblastoma del tronco encefalico.
Nel 2016 Padre Maurizio Patriciello scrive un libro molto toccante, edito da Edizioni San Paolo: “Madre terra Fratello Fuoco”. Il libro è stato scritto con la partecipazione della ONLUS “Noi genitori di tutti”, un’associazione composta da madri-orfane, così definite da Padre Maurizio: giovani donne che hanno perso i loro figli prematuramente, a causa di malattie rarissime dovute all’avvelenamento di aria e terra, tutte residenti nei paesi della Terra Dei Fuochi. Lo scopo dell’associazione è quello di aiutare altri genitori e i bimbi malati a prendere coscienza dell’origine delle malattie e a combattere insieme contro il silenzio assordante della politica.
La costola dell’Associazione “Noi Genitori di Tutti”, chiamata “Le Mamme della Terra dei Fuochi” è composta da mamme-guerriere, che hanno esposto i loro intimi dolori, in Tv e sui giornali, con le foto dei loro bimbi piccolissimi, sfidando la camorra, e gli interessi delle istituzioni.
Il libro è caratterizzato da una grazia che tocca l’animo. Padre Maurizio con la sua capacità di raccontare, ha saputo spiegare il senso del dolore di un lutto così incomprensibile e il messaggio della lotta alle ecomafie.
Leggere questo libro non è semplice, anzi, è un calvario. Per farvelo capire, ho deciso di raccontare un fatto personale.
Quando ho prestato il libro a mia sorella, mi colpì una sua frase: “Uff, ho dovuto fare delle pause, non ce la faccio, è troppo”.
Lei è una biotecnologa, una ex- ricercatrice del II Policlinico, reparto pediatrico. Nata con una displasia congenita alle anche, che ha combattuto fino all’età di 16 anni, affrontando innumerevoli interventi dalla lunghissima degenza, con vari intoppi. Insomma, è una ragazza di 34 anni che ben conosce la malattia, la mancata fanciullezza perché sei rinchiuso mesi in ospedale o a casa, perché sei debole, la tristezza negli occhi dei familiari, ma è una ragazza di scienza che ha un approccio scientifico alla vita. Tuttavia, il libro di Padre Maurizio l’ha scossa, tanto da non permetterle di leggerlo tutto d’un fiato, come è solita fare.
Allora ho capito che non ero io a essere troppo sensibile, è questo libro che ti entra dentro. Mentre leggi vedi i sorrisi dei bimbi, le lacrime nascoste delle madri, e infine li senti accanto a te, in stanza. Ti abbracciano.
Voglio consigliare a tutti questa lettura, tanto più perché il costo del libro è irrisorio e andrà totalmente devoluto all’associazione Noi genitori di tutti.

<<Di Enrico parlerei sempre al presente.
Otto anni per sempre. Amava il mare, la piscina tutto ciò che è a contatto con l’acqua. Nuotava benissimo.>>

<<Feci la mia scelta. Mi sarei truccata, avrei cantato, avrei riso, affinché mio figlio non capisse niente. E poi avrei pianto, di nascosto sotto la doccia. E così ho fatto, per tutto il tempo. Mi sono concentrata sui suoi sogni. Ne aveva due: la prima Comunione e tornare al mare, nel posto dove solitamente trascorrevamo le vacanze. Quei mesi sono volati. Dieci mesi.>>

<<Non potevo più allattare mio figlio per il suo bene. Riccardo aveva sei mesi non parlava e dovevo capire a occhio quello che accadeva. Io ero lui e lui era me.
Ha un mese di tempo. Doveva essere il più bello della sua vita.>>

<<Salvatore l’ho avuto a trentasette anni: dopo nove anni durante i quali non riuscivo ad avere altri bambini.
Ci sono mamme che non ce la fanno a tornare in ospedale. Io sì. Là rivedo Salvatore. In ogni bambino. E fosse per me ci passerei il resto della mia vita in ospedale. >>

<<In quell’ospedale mi sono chiesta che cosa avessi sbagliato. Lì ho convissuto coi sensi di colpa, con la continua domanda: “E’ possibile che succeda ai bambini?”
In quell’ospedale ho trovato una nuova famiglia: quelle mamme che mi guardavano e che guardavo, all’inizio con sospetto. Sono diventata una di loro. Mi hanno insegnato come andare avanti, le ho viste combattere come me e dire addio ai loro bambini. Erano quasi tutte della mia terra. >>

<<Dopo un anno sono guarita. Sebbene sia stata imbottita di ormoni per salvare le ovaie non ho potuto avere bambini.
Quando smisi di prendere la pillola, perché avevo terminato il percorso di chemio, pensavo che il ciclo naturale, non indotto da un farmaco, sarebbe tornato. Ma non fu così. Pieni di gioia io e mio marito penavamo di aspettare un bambino , ma il medico mi disse “Signora, lei non è incinta, lei è in menopausa”.
A trent’anni.>>

Ho deciso di riportare questi brevi stralci dal libro perché sono violenti, incisivi e dirompenti. Io che ho letto il libro due volte, nel riscriverli, ho pianto per l’ennesima: non commozione, ma un vero pianto.
Ho un nipote di 20 mesi, Tommaso, uno di tre anni, Dario, e uno in arrivo il mese prossimo, Leonardo e i loro occhi sono gli stessi occhi di Antonio, di Riccardo, di Francesco, di Mesia. E di tutti.
Vedendoli crescere e scoprire la vita, ho scoperto l’apprensione, la tensione, anche la paura talvolta e il senso di protezione di noi adulti. E semplicemente ripenso a cosa abbiano provato e provino in questo momento, tutte le mamme e i papà, le zie, gli zii, i nonni che vivono un calvario simile, come quello cui ti costringono queste orride malattie.
Cosa possiamo fare noi? Diverse cose.
1. Documentarci sempre: leggete, leggete bene però, giornali, articoli, libri. Solo la conoscenza vi renderà consapevoli e liberi.
2. Diffondete e coinvolgete gli altri: una volta appreso, coinvolgete amici, parenti. Usiamo i social per divulgare messaggi importanti. Parliamo per strada. Condividiamo.
3. Aiutiamo la ricerca: sono tantissime le cause da poter sostenere, legate al problema ambientale campano. Associazioni di assistenzialismo, ricerca contro le malattie, contro lo il cancro. Documentatevi, scegliete la vostra causa e sostenetela.
4. Viviamo con coscienza: adottiamo uno stile di vita sano sia per noi stessi, sia uno stile di vita sano verso la società. Come? Acquisiamo una coscienza ambientalista. Non contribuiamo ad avvelenare la nostra terra.

Un ultimo consiglio è: abbracciatevi e amatevi.
L’amore e la comunità sono armi invincibili.

 

Di Ilaria Basile

By | 2018-02-13T08:52:07+00:00 febbraio 13th, 2018|Visto da voi|0 Comments

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