L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DI LUIGI DI MAIO

 

Europa si, Europa no…il Movimento dei Cachi.

 

Luigi Di Maio, candidato a premier con il M5S, ha un solo obiettivo: Non essere dimenticato!

Ci siamo cascati pure noi. Persuasi dalla ragionevolezza delle sue parole abbiamo fatto l’errore di prendere sul serio le proposte di Luigi Di Maio. Abbiamo sbagliato. Perché nei giorni successivi il candidato premier ha proseguito nella sua opera di mistificazione della campagna elettorale italiana, con proposte provocatorie, ma completamente incoerenti l’una con l’altra, buone solo ad alzare l’attenzione su di lui e sul Movimento.

Facciamo ordine, per capire di cosa stiamo parlando. Di Maio vorrebbe: alzare la spesa pubblica per finanziare un poderoso taglio fiscale in stile Trump. Poi però vorrebbe pure tagliarla, insieme alle pensioni d’oro, per abbassare l’età pensionabile. Dice che l’Unione Europa è l’unica soluzione possibile alla crisi sociale, ma poi ammette che in un eventuale referendum consultivo sull’Euro voterebbe per l’uscita dalla moneta unica. Apre alle alleanze e al dialogo con gli altri partiti, se il Movimento Cinque Stelle vincerà le elezioni, e poi fugge da ogni confronto televisivo.

Di Maio e il Movimento, in questo senso, viaggiano su una linea molto stretta.

Trasversali e post-ideologici quali sono, possono espandersi in qualunque direzione, ma possono perdere voti contro chiunque, correndo il rischio di non prenderli da nessuno.

Per intenderci, possono rubarne a Berlusconi come a Grasso, a Renzi come a Salvini. Ma allo stesso modo, se il dibattito si polarizza sull’asse destra-sinistra, rischiano pesanti emorragie di consenso da una parte e dall’altra.

Obiettivo numero uno, quindi: confondere le acque, a costo di apparire contraddittori, per evitare distinzioni manichee nell’elettorato.

Per farlo c’è bisogno di proposte che una volta si conquistano il plauso dell’establishment – l’Europa è speranza – e la volta dopo quello dei duri e puri – l’Euro è il male.

Una volta strizzano l’occhio a sinistra – negozi chiusi nei giorni festivi -, il giorno dopo alle destra – la non adesione alle marce antfasciste.

Una volta accarezzano l’elettorato governativo – faremo alleanze -, il giorno dopo la pancia movimentista – nessuno dei leader avversario è riconosciuto come tale.

Non sappiamo se funzionerà, ma temiamo di sì. Perché l’elettorato ha la memoria corta, cortissima. Perché i media sono alla ricerca di titoli a effetto, di proposte forti e di polemiche quotidiane.

Il rischio di farla fuori dal vaso c’è, eccome. Che si sottovaluti l’elettorato italiano e la sua capacità di discernere chi è credibile e chi no. Che il tentativo di accontentare tutti finisca per non accontentare nessuno e distruggere il profilo identitario di un Movimento che perlomeno, fino a pochi mesi fa, era piuttosto chiaro. Che le sparate di Di Maio, unite ai disastri della Raggi e alle difficoltà di Chiara Appendino, non finiscano per amplificare l’immagine di una forza politica ottima per fare opposizione, ma del tutto inadatta a governare. Che la rabbia che contraddistingue il movimento non porterà a nulla. Che voler provare a fare del Movimento una specie di “calderone democristiano” in cui convive tutto e il contrario di tutto, rischi di farlo implodere su se stesso.

 

By | 2018-02-05T10:00:24+00:00 febbraio 5th, 2018|Visto da voi|0 Comments

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