L’UNITÀ – Il giornale che seppe raccontare la sinistra

Il 12 febbraio del 1924 Antonio Gramsci fondava il giornale L’Unità.

 

Nella lettera al Comitato Esecutivo del Partito Comunista d’Italia,

Gramsci scrisse “Io propongo come titolo L’Unità, puro e semplice, che avrà un significato per gli operai e avrà un significato generale perché noi dobbiamo dare importanza specialmente alla questione meridionale”.

“Dovrà essere un giornale di sinistra, della sinistra operaia rimasta fedele al programma e alla tattica della lotta di classe, che pubblicherà gli atti, le discussioni del nostro partito, come farà possibilmente anche per gli atti e le discussioni degli anarchici, dei repubblicani, dei sindacalisti e dirà il suo giudizio con un tono disinteressato, come se avesse una posizione alla lotta e si ponesse da un punto di vista ‘scientifico”.

Gramsci fondò l’Unità dopo che Ordine nuovo, Il Comunista e Il Lavoratore erano stati soppressi alla fine del 1922, con la salita al potere del fascismo.

“Credo che sia molto utile e necessario, data la situazione attuale italiana che il giornale sia compilato in modo da assicurare la sua esistenza legale per il più lungo tempo possibile. Il giornale non dovrà avere alcuna indicazione di partito” ma di fatto, dal 1924, l’Unità, sottotitolato “Quotidiano degli operai e dei contadini” diviene organo ufficiale del Partito Comunista Italiano.

La vita legale del quotidiano è appesa a un filo dopo numerosi arresti, sequestri ed irruzioni della polizia.

Nel novembre 1926 il governo ne sospende ufficialmente le pubblicazioni.

Da quel momento l’Unità, sarà stampato clandestinamente.

Sono i giovani comunisti alla macchia che ne organizzano la stampa e la diffusione: a Giovanni Grilli, Umberto Ghini e Gino Morelato, presto arrestati, se ne sostituiscono altri, e poi altri ancora: si ricorre a qualsiasi metodo per diffondere il giornale e il 27 agosto 1927, dalla francese sede di Rue d’Austerlitz, esce il primo numero dell’edizione clandestina. Dal 1934 al 1939 la diffusione subisce poi una battuta d’arresto e diventa man mano meno intensa, ma con lo scoppio della guerra e la lotta nazifascista, il giornale prende nuova vita. Dal 1939 al 1942 viene stampato a Milano da tipografie di fortuna, bersagliate dalla polizia. Verso la fine del conflitto mondiale, escono sempre più edizioni: da quelle “storiche” lombarda e piemontese, ecco quella toscana, emiliana, della Sicilia e della Campania. Il confronto tra queste edizioni è illuminante per dimostrare sia l’ampiezza del movimento operaio nella resistenza, sia l’intensità dei problemi e del dibattito politico interno.

 

Verrà poi pubblicato alla “luce del sole” a Roma solo il 2 gennaio 1945, mesi dopo l’arrivo degli alleati. Sulle pagine del giornale, accanto agli anziani giornalisti ora usciti di prigione, troveremo firme di autorevoli intellettuali, che si dedicheranno al mestiere con una funzione educatrice per le masse del Pci.

Per citarne alcune, ricordiamo: Libero Bigiaretti, Cesare Pavese con la rubrica “Colloqui col compagno”, Italo Calvino con la sua “Gente nel tempo”, Lucio Lombardo Radice, Carlo Mo, Massimo Mila, Natalia Ginzburg, Fausta Cialante, Sibilla Aleramo, Renato Guttuso.

By | 2018-02-12T09:59:41+00:00 febbraio 12th, 2018|Cultura e Eventi|0 Comments

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