“MARIGLIANO”: il nuovo prezzo di Ugo Crepa

È appena uscito il nuovo brano di Ugo Crepa.

Negli ultimi anni, il nostro cantautore, si è affermato grazie al successo di pezzi come:
La metà di un minuto, Ritrovare me e Verso le quattro, che hanno totalizzato migliaia di visualizzazioni su YouTube e Spotify.
Ugo è stato il primo artista mariglianese che ho intervistato, amicizia e stima mi legano a lui.
Oggi inizia un nuovo periodo della sua carriera artistica ed è per me necessario ripercorre brevemente i passi che hanno preceduto questo momento.

Avvicinatosi alla cultura hip hop nel 2013 con un primo crew formato da amici e beatmakers,
raggiunge la prima esperienza importante nel 2015 dove forma, insieme ad altri esponenti di spicco dell’underground campano, la label Filefun, che gli permetterà di aprire numerosi live ad artisti come Gemitaiz, Salmo, Nitro, Jack the smoker e Clementino.

Nel 2017 avviene la svolta: entra a far parte del crew Tritolo, capitanato da Clementino, prendendo  parte al Tritolo Mixtape con la traccia numero 9: Prospettive. Seguirà una collaborazione con lo stesso Clementino che darà vita al brano “Rido”.
Nel medesimo anno si iscrive al conservatorio Nicola Sala di Benevento dove sta per laurearsi come tecnico del suono.
Nel 2019 forma una squadra con Foolviho e Aaronn Vaie, suoi beatmakers di fiducia e con il video maker Lorenzo Goodman.

Nel 2020 inaugura collaborazione con Francesco Squarta (produttore storico dei Cor Veleno e tra i più importanti del genere in Italia) che è diventato il suo manager.

Il nuovo singolo si chiama Marigliano e vede la produzione di Aaronn vaie e Foolviho, la supervisione di Francesco (Squarta) e il video di Goodman.

Il brano

Lo sfondo di questo pezzo, dopo un primo ascolto, ci appare “sospeso” come un ritratto surreale.

L’assenza di una dimensione spazio temporale descrive il modus vivendi di una giornata immobile, dai tratti freddi e priva di qualunque significato. Si apre un nuovo scenario mentre la quotidianità scorre poiché essa ci racconta pensieri passati e futuri permettendoci di astrarre immagini di un disagio che è stato e che sarà.

Il vivere in maniera disadattata si capovolge in uno spazio “comodo”, per l’autore consapevole di un vuoto connaturale all’uomo. Il brano ribalta la concezione di una “noia” troppo spesso etichettata come un nemico da sconfiggere. Il vuoto crea e mescola immagini e ipotesi in un brano che lascia trasparire, a mio avviso, una sottile critica al mondo della rapidità, troppo denso di cose ritenute “vitali” ma in realtà meccaniche.

By | 2020-03-27T11:59:34+00:00 marzo 27th, 2020|Accade in città, Uncategorized|0 Comments

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