NOSTRO AMATO CALCIO, QUANTO CI MANCHI!

di Vincenzo Pane

Nostro amato calcio, quanto ci manchi.
Sono passati appena due mesi dallo stop del campionato, ma inevitabilmente l’assenza di questo sport nella vita di tutti i giorni si fa sentire sempre più. Le recenti dichiarazioni del ministro dello sport Spadafora e dei presidenti del CONI Malagò e della FIGC Gravina, non hanno fatto altro che creare confusione e alimentare polemiche da parte di coloro che credono che sia un semplice sport, nient’altro che undici persone che corrono dietro ad una palla. Vi spiego perché il calcio non è e non sarà mai un semplice sport. Innanzitutto è una delle principali industrie italiane, si colloca tra le prime anche su scala mondiale. Grazie a questa realtà, in Italia esistono tanti altri sport; ebbene sì, il calcio incredibilmente è fonte di sostentamento. Versa miliardi nelle casse dello stato annualmente e intorno a questo mondo lavorano circa 500.000 addetti, che spesso sono ignorati; mai giudicare un libro dalla copertina, in questo ambito non esistono solo i tanto invidiati milionari, che per dover di cronaca, producono un rientro economico alle loro società pari al doppio o il triplo rispetto allo stipendio percepito. Diamo visibilità, diamo voce a questi perfetti sconosciuti; esistono i magazzinieri, lo staff tecnico, lo staff medico, tante persone che lavorano all’oscuro; e diamo voce anche ai calciatori professionisti di serie inferiori che percepiscono uno stipendio normalissimo. Smettiamola di lanciare accuse infondate senza informarci.
“Cosa faranno mai di così tanto importante 22 persone in un rettangolo verde?” Questa è una delle frasi che più volte ho ascoltato e che sui social più volte ho letto; credo di poter dire con certezza che in ambito sociale, questo sport sia determinante, coinvolge tutte le classi sociali indistintamente. Il calcio è la valvola di sfogo dell’operaio che dopo una settimana di duro lavoro, la domenica si concede il meritato relax seguendo la partita della sua squadra del cuore; quei maledetti 90 minuti ti isolano dal mondo, permettono di dimenticare per un attimo le fatiche e i problemi che la vita ti presenta. Chi non ha mai sognato, anche solo per un attimo, di diventare un calciatore? Quella palla rappresenta i desideri di milioni di bambini. Oggi probabilmente i più colpiti sono proprio loro, i piccoli che si chiederanno come mai la domenica non si siedono sul divano con il loro papà per vedere “queste persone che corrono dietro ad una palla”, si domanderanno come mai non possono andare allo stadio e magari, avranno voglia di scendere giù in cortile o per strada, dando vita all’immaginazione in compagnia di chi condivide la stessa passione. E quindi magicamente un ambiente rustico diventa il Santiago Bernabeu, gli amici diventano i tuoi compagni di squadra, inizia la partita e in quel momento ti immedesimi nel tuo idolo, emulando anche la sua esultanza dopo un goal. L’emozioni che regala questo sport sono uniche, sfido chiunque a negarlo; la gioia di organizzarti con gli amici, di condividere con loro una birra fredda, di abbracciarti per la felicità. Allora ora è il momento della chiarezza; non si può proseguire? Benissimo, torneremo a sognare quando sarà possibile.
Si può proseguire? Ci sono le giuste condizioni? Ricominciamo!
Ricominciamo con la domenica alle 15, ricominciamo con i sorrisi, con le lacrime di un’impresa sfiorata, con la gioia di un goal. Ricominciamo, perché il calcio è inevitabilmente fonte di felicità che per 90 minuti ci rende tutti uguali.

By | 2020-05-07T11:57:01+00:00 maggio 7th, 2020|Sport|0 Comments

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