Simposio: Platone risponde al congresso mondiale della famiglia

Di Antonio Porcelli

 

Inizia oggi la tre-giorni del movimento globale pro-family.

La città aspetta Salvini e si prepara al maxi-corteo.

Sembra doveroso, dato l’anacronismo storico e strumentalizzato dell’impianto cialtronesco veronese, chiamare in causa un testo, modernissimo, risalente al IV a.c.

L’autore in questione è Platone, lo sfondo storico è l’Atene periclea, l’argomento del “Simposio” è l’amore.

Durante il più celebre dei convivi, in un certo momento della narrazione, prende parola il commediografo Aristofane e dà la sua opinione sull’amore narrando un mito, qui riassunto.

Un tempo – egli dice – gli uomini erano esseri perfetti, non mancavano di nulla e non v’era la distinzione tra maschile e femminile. Non esistevano, come adesso, soltanto due sessi, bensì tre, tra cui, il sesso androgino, proprio di esseri che avevano in comune caratteristiche maschili e femminili. Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due:

da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale torna all’antica perfezione.

Siccome i sessi erano tre, due erano le tipologie d’amore:

il rapporto omosessuale (se i due partner facevano parte in principio di un essere umano completamente maschile o completamente femminile) e

il rapporto eterosessuale (se i due facevano parte di un essere androgino).

 

La straordinaria fiction messa in scena da Platone può essere più che sufficiente a rispondere, senza diritto di replica, alla mummificazione che in queste ore si sta articolando a Verona.

Di quale famiglia si parla oggi?

Di quella famiglia che non ha saputo dare risposte al cambiamento sociale provocato dalla rottura del patriarcato. Quella stessa che fatica ad educare e valorizzare i propri figli lasciati all’arbitraria volontà del caso.

Quella famiglia di divorzi e adulteri che lenita dal pregiudizio, troppe volte bigotto e cattolico, appella come “diversa” l’unione omosessuale.

Vuotezza di contenuti è quella che si pone in atto a Verona. Dall’aborto all’omofobia, l’invito è a non soffermarsi esclusivamente su queste posizioni ma ad andare ben oltre la superficie scarna di questi movimenti.

Manifestazioni di questo genere, spendibili senza dubbio da forze “destriste” non fanno altro che aumentare virtualmente e umanamente un sentimento di odio per tutto ciò che rientrerebbe, bontà loro, nella parola “diversità”. Non c’è da stupirsi se si mettono a paragone family-day e razzismo. La violenza e l’induzione, populista, alla violenza è la stessa. 

Quanto ancora l’Italia dovrà sopportare scempi propagandistici di questa portata?

Per aborti di pensiero come questi non vale la sentenza del Manzoni. “Nessuna gloria”, senza posteri e senza sentenza.

 

By | 2019-03-29T12:30:44+00:00 marzo 29th, 2019|In primo piano|0 Comments

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