UN MEMORIALE CHE SCOTTA

La verità sui lavori di restauro dell’edificio Scuole Elementari di Marigliano. Correva l’anno 1956

“Confesso che ho sempre avuto un debole nel cimentarmi in lavori che richiedono molto impegno; non ho mai commisurato il lavoro al guadagno; anzi lavoro meglio e di più quando so che la remunerazione non è adeguata trattandosi di un lavoro particolarmente scientifico”. L’ asserisce il defunto architetto Giovanni Sepe, di Cimitile, fine scultore nonché amante e collezionista di opere d’arte, già docente di Composizione Architettonica alla Sezione Edile del Politecnico di Napoli e docente della Facoltà di Architettura dell’Università Federico II di Napoli, nel suo libro “Un memoriale che scotta. La verità sui lavori di restauro dell’edificio Scuole Elementari di Marigliano”.
Una copia del testo è conservata alla Biblioteca Nazionale di Napoli. In vero, diversi anni fa, cercando tutt’altro, il mio occhio cadde sul libro, il cui autore mi era noto per racconti familiari. Attrasse la mia attenzione per l’autore e per l’argomento. Non di rado nel mio percorso giornalistico, il mio occhio è caduto su qualcosa che si è rivelato una vera scoperta, che sia stato intuito o fortuna oppure entrambi.
La vita regala molte sorprese. Nel leggere il libro ho scoperto che oltre ad essere stata catapultata nella storia – non lontana, ma caduta nell’oblio – della mia città, ero finita nuovamente in qualcosa d’interesse familiare. Troviamo, infatti, tra i protagonisti degli eventi raccontati da un lato l’architetto Giovanni Sepe, cugino di mia nonna materna, d’altro il Prof. Luigi Basile, zio della mia nonna paterna. Le loro storie si sono incrociate quando mio padre era bambino, mia madre non era ancora nata.
Le regioni del memoriale emergono dallo stesso scritto dell’autore, che ammette di aver dovuto buttar giù diversi bocconi amari in diversi anni di lavoro e di sentire l’obbligo di chiarire ai cittadini le ragioni del protrarsi dell’intervento di restauro a dismisura. “La mia coscienza mi porta a gridare, ad urlare ai quattro venti gli accadimenti reali; il mio ardine induca gli uomini a regolare – scrive Sepe – il loro comportamento di politici, di amministratori, di tecnici, a scegliere la strada dritta (anche se cosparsa di spine) nell’interesse collettivo e a non subordinare il proprio comportamento ai beni materiali che ne possono derivare, a spese delle collettività ed in specie a spese della scuola italiana”.
Correva l’anno 1956. Nella giornata del 22 agosto, su delibera di Giunta Municipale, l’allora sindaco di Marigliano, Luigi Basile, dopo essersi confrontato con il locale segretario dell’epoca della Democrazia Cristiana, il Prof. Sebastiano Vivo, conferiva l’incarico di progettista per i lavori di restauro della scuola elementare del centro (oggi plesso Siani)all’Arch. Sepe.
Il 2 febbraio 1954, il dirigente didattico Pasquale Romano aveva inviato al sindaco dott. Sebastiano Pesce una comunicazione inerente lesioni verosimilmente provenienti dal primo piano dell’edificio che lasciavano, con la pioggia, penetrare l’acqua in alcune aule. Pensando di poter risolvere la questione in tempi record (come quelli dei carteggi esistenti), con utilizzo di fondi comunali, il sindaco si attivò immediatamente, ma già un primo sopralluogo del tecnico comunale, il geometra Gennaro De Flammineis, rivelò una condizione più grave. Alcune lesioni erano ancora in movimento e tali sarebbero rimaste per il periodo seguente, fino ad un assestamento. Era evidente che servivano altri fondi. Il sindaco sperava nell’approvazione della legge n.645 che fu varata solo il 9 agosto 1954. Se il buon giorno si vede dal mattino, quello mariglianese non era rischiarato a dovere. I fondi tardarono ad arrivare. Senza mezzi termini l’architetto Sepe scrive: “Il veloce esordio nel diagnosticare le cause del dissesto dell’edificio scolastico, e, dopo la sosta forzata per ottenere la promulgazione della legge del 9 agosto 1954 n. 645, lo svolgimento della pratica amministrativa al Ministero della P.I. per ottenere il contributo, mentre miravano a portare giovamento alla scuola italiana coincidevano con l’approssimarsi della zuffa politica. Infatti i monarchici dopo di avere, in combutta con la Democrazia Cristiana, concertato il mutuo sostegno, ritirarono l’appoggio ai Missini e sopravvenne la crisi che durò dal 28 settembre 1954 al 9 luglio 1955; in quest’arco di tempo, giova dire, si ricorse all’infame espediente di disinteressarsi della pratica dell’ottenimento del contributo per ripristinare la stabilità dell’edificio scolastico di Marigliano, fino a quando la DC non ebbe la certezza di conquistare l’Amministrazione Comunale”. La scuola continuò ad aver problemi anche durate l’amministrazione del dott. Luigi Napolitano (già vice sindaco di Pesce), nonostante – come fu accertato in avanti – c’erano sopratutto ad un’ala dell’istituto problemi di stabilità per lesioni per cause remote (dovute sopratutto alle vibrazioni dei carri armati pesanti ed altri mezzi militari della recente dominazione Anglo – Americana che avevano percorso con insistenza Via Nazionale delle Puglie, oggi Corso Umberto I) e lesioni per cause prossime(per le vibrazioni di comuni mezzi). Le fondamenta non erano, tra l’altro, profonde e finivano in un terreno con falda superficiale. Dopo un rimbalzo di responsabilità tra Comune e Genio civile, nonché querelle su fondi che si dicevano concessi ma non arrivavano mai, eletto sindaco il Prof. Basile si convinse della necessità della nomina di progettista ad un privato che andrò all’architetto Sepe. Quest’ultimo sul ritardo dei fondi scrive: “Nelle precedenti elezioni i cittadini di Marigliano si erano forse rifiutati di munirsi di un cero e allinearsi ai chierici; eppure dovevano sapere che contrariare la DC equivaleva alla rinunzia di qualsiasi beneficio; per questo la richiesta effettuata dal sindaco, Prof. Sebastiano Pesce, intesa ad ottenere la concessione del contributo per i lavori di rafforzamento dell’edificio scolastico non era stata ammessa al contributo nell’esercizio finanziario 1954-55”.
La prima stesura del progetto fu presentato al Comune di Marigliano il 31 gennaio 1957 e prevedeva di realizzare “le sottofondazioni ad archi e pilastri con archi rovesci”, che però non convinse il Genio Civile di Napoli,che chiese un piano esecutivo per le fasi successive, che lo convincesse la soluzione fosse praticabile. Il Genio Civile continuò a rinnegare la soluzione dell’architetto continuando ad insistere per una soluzione a “pali trivellati a radice” comportante costi di gran lunga più onerosi. Dopo un intervento anche del Provveditorato delle Opere Pubbliche, proprio per quella soluzione non accettata, il progetto fu restituito per la rielaborazione. Nel libro in maniera palese l’architetto Sepe parla di un contegno finalizzato – attraverso l’imposizione di un cambio di soluzione tecnica – al ricavo di ingenti introiti a danni dei cittadini di Marigliano”. Per costringere Sepe al cambio di soluzione strutturale fu negata totalmente la possibilità di sopraelevazione futura dell’immobile (nei fatti avvenuta). E per queste ragioni, anche il sindaco Basile chiede all’architetto di rielaborare il progetto.
Sepe non accettava la soluzione dei “pali trivellati a radice” per questioni tecniche legate all’equilibrio tra pesi specifici e per il numero di pali (che a voler fare le cose per bene) si sarebbero dovuti incrociare nel cantinato della scuola che sarebbe risultato inutilizzabile. Rifiutava la soluzione anche perchè aveva percepito gli scopi di lucro altrui e non intendeva “essere travolto per disonesto”.
Si aprì – come egli precisa – un “nuovo fronte” di battaglia con Basile, tanto che dello stesso Sepe arriva a scrivere: “Il Sindaco democristiano, ma poco cristiano nel pensiero e dell’azione, mirava a difendere segretamente la scuola ecclesiastica nella quale militava da molti anni, quale insegnante presso il Seminario di Nola”.
Dopo anni di querelle, a seguito di un campo di guardia al Genio Civile, l’architetto Sepe, nominato anche direttore dei lavori di restauro delle elementari, riuscì a portare a termine gli interventi, dovendo, tuttavia, modificare la soluzione da adottare a causa di nuovi dissesti rilevati nel frattempo. Intervenne con una zazzera in cemento armato lungi tutti i fronti del fabbricato. Dovette poi lottare prima con Basile, poi con il commissario prefettizio Abate, infine con i sindaci, Salvatore Mundo e Andrea Lombardi, anche per la liquidazione delle sue spettanze, ottenute, alla fine, solo attraverso l’intervento di un legale da lui nominato.
Per far comprendere quando avessero influito le questioni personali e politiche sulle lungaggini dei lavori di restauro, fornisce di numeri. Due anni ci vollero per avere i finanziamenti dell’opera, tre per le querelle con il Genio Civile. Furono impiegati solo cento giorni circa, non festivi, per la realizzazione della “zazzera in cemento armato”, nonostante un cambio di azienda che aveva avuto l’appalto per decesso del titolare della prima ditta. Altri due anni trascorsero in attesa del mutuo per il restauro per l’ammodernamento. Un anno e mezzo fu impiegato per rendere al passo con le nuove normative e per arredare ex novo la scuola. Un anno si attese per il collaudo. La sola “zazzera a cemento armato” costo 3.493.729,40 lire dell’epoca, contro i circa 40 milioni che sarebbero serviti per le sottofondazioni a “pali trivellati a radice”. Per l’intero restauro e ammodernamento era stati preventivati circa 41 milioni. Furono restaurati interni ed esterni, cambiati servizi igienici, cambiati canali di scolo in fosse asettiche, sistemati gli impianti, ammodernate le suppellettili. Tutto fu realizzato a norma di legge secondo quanto all’epoca richiedevano.
Dopo aver raccontato la sua verità, su quei lavori su cui, dal 1954 calò il sipario nel 1965 con la liquidazione della pacella di Sepe, quest’ultimo le canta a tutti i protagonisti principali della vicenda. Egli stesso spiega che attendeva a liquidazione della parcella più per poter dare alle stampe la sua verità che per il denaro. Fu così che nel 1970 pubblicò il memoriale.

By | 2018-02-05T18:51:10+00:00 febbraio 5th, 2018|Storie|0 Comments

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